Una nota a cura del Prof. Michele Eugenio Di Carlo.
Fondi stradali e spopolamento: l’allarme di Di Carlo sul Sud e sulla Capitanata
insidecapitanata 30
Maggio 2025
Prof. Michele Eugenio Di Carlo
Vieste (Fg), 30 maggio 2025 – Si riporta di seguito una nota a cura del
Prof. Michele Eugenio Di Carlo.
POLEMICHE SUI FONDI DELLE STRADE PROVINCIALI, MENTRE LE AREE INTERNE DEL MEZZOGIORNO SI SPOPOLANO
Non disponendo di dati statistici,
non entro nel merito della polemica tra il Presidente della Provincia Giuseppe
Nobiletti, che ha dichiarato di voler consegnare la fascia al ministro dei
Trasporti Salvini, e l’esponente regionale del partito della Lega, che ha
assicurato che nessun fondo destinato alla manutenzione delle strade
provinciali è stato dirottato verso il ponte dello Stretto, scaricando le
responsabilità sull’incapacità di Province e comuni del Sud di spendere i fondi
disponibili. Un’accusa tipica di esponenti politici del Nord, non sempre
confortata dai dati, e a cui l’associazione dei Sindaci del Sud ha spesso
replicato chiedendo ai governi di fornire i comuni, in particolare delle aree
interne meridionali, di personale qualificato per poter sbrigare le complesse
procedure di accesso ai fondi.
Tuttavia, mi pare innegabile che ci
sia da decenni un travaso continuo di fondi dal Sud al Nord, come attestano da
decenni istituti quali l’Istat, la Svimez, l’Eurispes. Come sembra del tutto
evidente che il partito della Lega non sia stato affatto indifferente nei
processi di mancata coesione territoriale.
Solo ad esempio, nel Rapporto
Italia 2020 dell’Eurispes, l’Istituto di Studi Politici, Economici e Sociali
degli italiani, il presidente Gian Maria Fara, partendo nella sua analisi
proprio dal processo unitario italiano, scriveva: «Sulla questione meridionale,
dall’Unità d’Italia ad oggi, si sono consumate le più spudorate menzogne. Il
Sud, di volta in volta descritto come la sanguisuga del resto d’Italia, come
luogo di concentrazione del malaffare, come ricovero di nullafacenti, come
gancio che frena la crescita economica e civile del Paese, come elemento di
dissipazione della ricchezza nazionale, attende ancora giustizia e una
autocritica collettiva da parte di chi – pezzi interi di classe dirigente anche
meridionale e sistema dell’informazione – ha alimentato questa deriva».
Il Prof. Michele Eugenio Di Carlo
L’accusa alla classe dirigente italiana e al sistema d’informazione era precisa, puntuale e non certamente campata in aria. Riguardo all’informazione, le conclusioni avanzate nel testo “La parte cattiva dell’Italia. Sud, media e immaginario collettivo” da Stefano Cristante e Valeria Cremonesini, docenti di sociologia dei processi comunicativi e culturali, lasciano sconcertati: negli ultimi 40 anni i media nazionali hanno messo in rilievo quasi solo i mali del Mezzogiorno creando negli stessi meridionali un immaginario percepito falsato.
Raccapricciante la constatazione,
aggiunta da Fara, che le più autorevoli agenzie nazionali ed internazionali
abbiano certificato che riguardo al Mezzogiorno «siamo di fronte ad una
situazione letteralmente capovolta rispetto a quanto creduto».
I dati nero su bianco del Rapporto
Italia 2020, hanno messo in evidenza quanto segue:
1 – Lo stato italiano nel 2016 ha
speso per ogni cittadino del Centro-Nord 15.062 euro, mentre per ogni cittadino
del Sud la spesa è stata di 12.040 euro, una differenza di ben 3022 euro
pro-capite;
2 – Nel 2017 l’Eurispes rilevava
per il Centro-Nord una spesa pro-capite aumentata a 15.297 euro, per il Sud una
spesa pro-capite diminuita a 11.939 euro per una differenza che aumenta a 3358
euro, che moltiplicata per il numero di abitanti del Mezzogiorno ammontava a
oltre 60 miliardi annui.
Dov’è quel Sud dalle mille risorse
finanziarie sprecate raccontato nei salotti televisivi di quei talk show
nazionali dove giacciono onnipresenti i soliti conduttori e opinionisti?
E dov’è quel Sud a cui verrebbe
distribuita gran parte della spesa pubblica, se al contrario i dati confermano
che sono le regioni del Nord ad essere beneficiate da una spesa annua
nettamente superiore?
Il Rapporto Italia 2020 attestava
incontrovertibilmente che, in relazione alla percentuale di popolazione
residente, al Sud dal 2000 al 2017 era stata sottratta una somma pari a 840
miliardi. Un dato impressionante che politica e media hanno ignorato, indifferenti
alla mancata crescita economica, sociale e culturale del Sud.
Eppure il PIL (prodotto interno lordo) del Nord si basa essenzialmente sulla vendita di beni e servizi al Sud, mentre lo scambio import-export tra le due aree del paese è interamente a vantaggio del Nord, tanto che riesce difficile comprendere come un’intera classe politica, sostenuta dai media, abbia potuto nell’ultimo trentennio pensare che lasciare il Sud senza infrastrutture e servizi potesse avvicinare il Nord all’area ricca dell’Europa. E’ del tutto evidente che abbassare il tenore di vita dei meridionali ne ha limitato il potere d’acquisto e di conseguenza il PIL delle regioni più avanzate economicamente d’Italia.
Infatti, sempre dal Rapporto Italia
2020, veniva accertato che per 45 miliardi annui di trasferimenti da Nord a Sud
ben 70,5 miliardi si trasferivano in direzione contraria.
Chiaro il monito del Presidente
dell’Eurispes: «… ogni ulteriore impoverimento del Sud si ripercuote
sull’economia del Nord, il quale vendendo di meno al Sud, guadagna di meno, fa
arretrare la propria produzione, danneggiando e mandando in crisi così la sua
stessa economia», al di là del teatrino pietoso messo in scena da alcuni
esponenti politici, in particolare della Lega.
Appare inoltre del tutto inverosimile che anche in questi giorni, esponenti di primo piano della Lega continuino a parlare di Regionalismo differenziato e di ripartenza obbligata dalla solita locomotiva italiana del Nord, nonostante che chiare e circostanziate analisi socio-economiche di istituti economici di altissimo profilo e livello smentiscano categoricamente che il problema delle “Due Italie” risieda esclusivamente negli sprechi e nella cattiva amministrazione del Sud.
In realtà, la spinta politica territoriale sulla “questione settentrionale” per responsabilità della Lega e chiare complicità di altri partiti, preoccupati di non perdere voti al Nord, ha prodotto nel corso degli ultimi trentacinque anni ulteriori disuguaglianze sociali ed economiche tra Nord e Sud del Paese, che i vari governi hanno aggravato sostenendo una ripartizione territoriale per i servizi pubblici in base al principio iniquo della “spesa storica”.
Il prezzo lo ha pagato il
Mezzogiorno, in particolare la Capitanata, osservando amaramente i propri figli
migrare per lavoro, studi e sanità, mentre lo spopolamento finale, ossia
l’inverno demografico, si avvicina a grandi passi.





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